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Intervista a Stefano Cerioni
INTERVISTA A
STEFANO CERIONI
L'intervista che segue è con
l'autore dell'adattamento italiano de "I Cavalieri dello Zodiaco", colui che ha
ideato quei versi che, a distanza di anni, rimangono indelebili nella memoria di
tutti gli appassionati. Si tratta di Stefano Cerioni, dialoghista dei 114
episodi della serie TV e dei quattro film, nonché artefice con Enrico Carabelli
(direttore del doppiaggio) dell'epica edizione nostrana di "Saint Seiya".
Stefano è laureato con lode in Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo e ha
esercitato la professione di adattatore nel doppiaggio dal 1988 al 1995. Tra le
serie animate da lui dialogate: l'americana "Scuola di polizia" e gli anime
giapponesi "Milly, un giorno dopo l'altro" e "Tanto tempo fa... Gigì".
Prima di lasciarvi all'intervista, desidero ringraziare l'editrice
UNI Service, la quale mi ha gentilmente messo in contatto con Stefano Cerioni.
1) Stefano Cerioni,
raffinato ed abile dialoghista della mitica serie de "I Cavalieri dello
Zodiaco". A distanza di ormai vent'anni, cosa ti è rimasto di quell'intensa
esperienza?
Ricordi, un album intero. Ogni tanto qualche episodio della mia vita lo
costringe a riaprirsi, faccio fare di nuovo capolino a vecchi volti e li rivedo
ancora cari, ancora giovani. Quando lavoravo ai Cavalieri bivaccavo spesso in
sala doppiaggio, quelle che per voi sono voci per me sono volti, non tutti
riabbracciabili, alcuni perduti per sempre.
è molto triste. Per me resteranno
sempre gli stessi. Tesi per una battuta, un'intenzione, un labiale. Di
quell'esperienza professionalmente ricordo anche l'avidità con cui imparai e il
piacere di sapere che qualcuno mi leggeva o ascoltava volentieri quello che
scrivevo.
2) La scelta che perseguiste, insieme al direttore del doppiaggio (il
compianto Enrico Carabelli), rappresenta qualcosa che al giorno d'oggi sarebbe
irripetibile: libertà artistica e, se vogliamo, "licenza poetica". Cosa
significava adattare nella nostra lingua un episodio dei Cavalieri?
La libertà la dettava il testo, che spesso era lacunoso e giocava a rimpiattino
coi dialoghisti. Fu un modus operandi che decidemmo all'inizio, ma che raggiunse
piena consapevolezza di sé solo dopo un po' di tempo. Caso volle che una
semplice scelta operativa si trasformasse in epos e teatro, in tutto ciò che
furono, nel bene e nel male, i Cavalieri dello Zodiaco. Scriverli significava
scoprire qualcosa di nuovo ogni puntata. Enrico Carabelli mi spronava, senza la
sua fiducia non avrei combinato nulla di buono. Senza la sua grande abilità
registica e la disponibilità degli attori a lasciarsi guidare da lui fino allo
sfinimento.
3) Quanto hanno influito gli interessi commerciali della Giochi Preziosi
sulla scelta dei nomi, quasi sempre semplificati con quello della costellazione
di ciascun Cavaliere?
Molto. Vedo che gli storici dei Cavalieri hanno lavorato bene. Giochi Preziosi
teneva parecchio alla riconoscibilità dei personaggi. Non sono al corrente di
tutti i retroscena: ma non mi stupirebbe se qualcuno scoprisse, oggi, che senza
Giochi Preziosi la serie non sarebbe mai andata in onda in Italia. La serie fu
trasmessa da Odeon, se non ricordo male. E non sono sicuro che quell'emittente
fosse, all'epoca, in grado di comprendere appieno il potenziale artistico dei
Cavalieri.
4) Come nacque l'idea di inserire quel "Per il Sacro..." alla maggior parte
delle tecniche dei Cavalieri d'Oro?
L'idea di un colpo magistrale della costellazione prese un po' tutti, all'epoca.
Qualcosa di unico e riconducibile unicamente all'identità del personaggio. Le
tecniche rappresentavano i momenti diversi dell'apprendimento. Ma un colpo
solo... uno solo li rendeva peculiari e diversi l'uno dall'altro.
5) Tu che hai vissuto l'edizione italiana della serie direttamente in sala di
doppiaggio, cosa ricordi di quella "teatralità" nella recitazione di cui abbiamo
potuto godere anche noi telespettatori?
Forse la parte più bella. La scoperta che Carabelli faceva ogni volta delle
potenzialità espressive delle battute. Spesso si fermava, costringeva attore e
fonico a 'pensare' la battuta. Io sapevo che aveva questa abitudine, e cercavo
'biecamente' di caricare la frase. Spesso il risultato era soddisfacente. A
volte meno, a volte più. A volte la compenetrazione tra testo, disegno e colonna
sonora era addirittura ideale. Questo però è un merito dei giapponesi. Noi
cercammo di sfruttare al massimo le qualità dell'originale.
6) Le citazioni letterarie (Dante, Foscolo, per citarne alcuni) furono tutte
idee tue, o qualcuna ti venne proposta direttamente in sala, magari dallo stesso
Carabelli?
Le citazioni tratte da classici della letteratura italiana sono tutte opera di
Enrico Carabelli. Forse alcune furono suggerite in sala da attori. Ritengo,
però, che la maggior parte siano dovute all'amore di Enrico per la poesia. Per
quanto molti siano restii a crederlo, io ero per la fedeltà all'originale. Solo
qua e là qualche altisonante ed epico dettato con apostrofi e toni da dramma
psicologico... ove possibile. Ovunque ci fosse spazio e tempo per l'intervento
creativo. Dappertutto?
7) Un quesito che attanaglia molti fan dei Cavalieri: cosa ti ha impedito di
accettare l'invito di Ivo De Palma, ossia ricoprire il tuo vecchio ruolo di
dialoghista nella Saga di Hades?
è stato difficile scegliere di
non tornare. Credetemi. Avrei voluto, se non altro per dimostrare a me stesso di
avere ancora il piglio eroico dei bei tempi andati. Solo rispettare le consegna
sarebbe stato difficile, faccio un altro lavoro, non avrei potuto garantire
efficienza e professionalità. Ivo ha capito. La mia decisione gli è dispiaciuta.
Io di certo a malincuore ho lasciato le 'mie' creature a un altro. Ma, piuttosto
che tradirle...
8) Attualmente ti dedichi ad altre attività, tra cui la scrittura. Ti va di
parlarci brevemente del tuo romanzo "L'estate di San Martino del '14. Marinetti
e Mussolini sotto forma di dialogo" (edito da UNI Service)?
Amo scrivere. 'L'Estate di San Martino del '14' non è romanzo.
è un pezzo di teatro. Almeno,
vorrebbe esserlo... di solito amo scrivere cose surreali. Questo testo
rappresenta per me una sfida, una novità, una scelta. Ho deciso di usare toni
'piani', 'classici' perché ritenevo di avere qualcosa da dire. Ci tenevo a
comunicare qualcosa. Difficile spiegare esattamente cosa e perché... in breve.
Diciamo che un'idea mi ha conquistato. Se da un dialogo si riesce a suggerire
un'ipotesi... se da un dramma si riesce a porre un quesito... Quel periodo della
nostra storia non ha punti oscuri, eppure... Non tutto è come sembra.
9) Se avessi continuato a fare il dialoghista, come pensi che ti saresti
trovato di fronte ai tempi, sempre più spesso ristretti, con cui sono chiamati a
lavorare i professionisti che operano nel settore delle edizioni?
Questa fretta esisteva allora, esisterà anche oggi, esisterà sempre dove regnano
pianificazione e rigore. Ricordo i litigi con gli organizzatori del lavoro in
Studio P.V. Probabilmente oggi come ieri mi... adatterei. Anche se dare
dell'adattatore a un dialoghista è un po' come definire imbianchino Monet. Siamo
ostinatamente e mal celatamente orgogliosi. Coi Cavalieri fui più dialoghista che
adattatore: ma non in tutte le serie fu così. Le tecniche di oggi
semplificheranno il lavoro, saranno migliori. Di più, però, non mi è dato
sapere. Né posso immaginare.
10) Nel ringraziarti per la tua disponibilità e cortesia nel rispondere a
tutte le mie domande, colgo l'occasione per chiederti (se vorrai) di fare un
saluto ai visitatori di questo sito e quindi a tutti i fan dei Cavalieri dello
Zodiaco.
Saluto molto volentieri i fan dei Cavalieri e li abbraccio tutti. Hanno fatto
parte a lungo della mia vita, li ho spesso immaginati, a volte sperati numerosi.
Sono contento di averli divertiti per la mia parte e di esser stato, assieme a
Enrico e agli attori, un fedele e a volte apprezzato amico. I Cavalieri furono
una serie ricca di idee, di spunti: allacciati con la mitologia, l'utopia, il
futuribile: noi, arricchendoli nei caratteri, gli abbiamo forse donato un po'
della nostra vita, dei nostri dubbi, delle nostre speranze.
NOTE: Intervista
pubblicata il 12 ottobre 2009
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